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L'artista pittore

La tecnica di Umberto Merlo

Metamorfosi dell'Inatteso

Nell’atto di comporre attraverso la creatività, l’artista e pittore, Umberto Merlo, attingendo alla fantasia del suo inconscio, effettua una trasformazione della realtà, nella quale le raffigurazioni e i quadri artistici, i dipinti artistici, prendono forme che talvolta sconfinano nell’astrazione. Le immagini assumono così fisionomie di orizzonti, di acque marine, di vegetazioni lussureggianti, di ambientazioni naturali, nelle quali oggetti e persone trovano dimora o ne hanno origine. Ma in tutto ciò è sempre presente la Memoria, testimone del rapporto con varie epoche susseguitesi, che hanno lasciato in profondità tracce di culture diverse, magnificamente integrate le une alle altre, quasi con naturale continuità...


…Ecco allora scaturirne un segno, che si imprime direttamente alla mano, non filtrato da convenienze di tipo estetico e compositivo, istintivo e diretto, senza pentimenti o esitazioni, debole o marcato, come le immagini, sulle pareti delle grotte, tracciate con schietti ed eloquenti graffitiSegno che manifesta apertamente i diversi e contrastanti modi di sentire, nello stesso momento e nella medesima opera, che può significare contraddizione e dubbio, ma egualmente confronto e ricerca. Segni che possono essere dunque lineari, modulati, fluttuanti; con ritmi compiutamente musicali che si contrappongono ad altri segni spezzati, distorti, interrotti, incrociati, serpeggianti che occupano sulla superficie ogni spazio libero. Il segno diviene, di volta in volta, racconto, descrizione, composizione, illustrazione, rimanendo comunque valore tattile autonomo; racchiude o libera superfici, crea volumi, forme, struttura immagini, con alternanza di prolissità e sintesi.
Segni arcaici e attuali che nella loro molteplice disposizione diventano disegno, al quale il colore conferisce consistenza e diversità di significato.
Il colore, che non è semplice pigmentazione di una superficie, ma proposta cromatica di pensieri, idee, illusioni, simboli, sensazioni, immaginazioni, stati d’animo; il colore visto come momento di esaltazione, linguaggio dello Spirito, soffio ideale della vita interiore, trasfigurazione del reale.
Il colore che non esiste, che solo la luce, o la fantasia della creatività, riesce a manifestare, a seconda con cui essa colpisce o sfiora una superficie, alla quale trasferire una connotazione di specifica identità.
Così la realtà non è più unica, al contrario molteplice e poliedrica, tanto che ogni osservatore ne scopra e riveli a se stesso la propria personale visione.
Tale versatilità consente una più ampia e universale configurazione del vedere le cose rappresentate, dove la realtà è vissuta come interiorità che si amplia e dilata fino a coinvolgere più estesi ambiti di conoscenza.
L’artista, pittore, ha piena libertà di espressione in questo senso, ma nel contempo il dovere di non imporre la sua personale visione e interpretazione di ciò che ha prodotto, lasciando ad ogni singolo individuo la facoltà di sviluppare ed applicare il proprio criterio di valutazione.
Questo ed altro, che lasciamo al pieno diritto di chi guarda, è ciò che nelle opere esposte si vuol significare, tralasciando le citazioni colte o ancor peggio ermetiche che il più delle volte sono mirate a confondere le idee a chi legge.
La speranza è di raggiungere il fine che ci si propone: la ricerca dell’Inatteso; perchè è proprio nel momento in cui ci incontriamo con esso che forse riusciamo a scoprire qualcosa di noi stessi.