clicca per la versione italiana clicca per la versione inglese

L'artista pittore

Testi critici di Umberto Merlo

Un artista figurativo è certamente Umberto Merlo.
Egli dipinge paesaggi, vegetazione e figura, ma quello che questo artista produce è una trasformazione della realtà più inventata e sognata che quale ci appare nella visione quotidiana. Tutte le cose che Umberto Merlo dipinge prendono una forma ai limiti del fantastico e del surreale. I suoi orizzonti, le acque dei suoi mari, i ciottoli sulla sabbia, diventano, per questo artista, un ambiente naturale dove è possibile la vita per oggetti e persone inventati. Alla base di tutto c’è il piacere del segno grafico ripetuto, scavando i particolari; è un disegno che occupa sulla tela ogni spazio libero e non dà possibilità all’osservatore di trovare vuoti e respiri. Figure di donna, ritratti circondati da un reticolo di segni, come le tessere di un mosaico. A volte l’immagine di Dio diventa un elemento centrale nella pittura di Merlo. Un quadro di grande formato vuol raffigurare un “Deus Pantocrator” perchè proprio da Lui possa derivare la creazione di tutte le cose. Per questa sua pittura che, in certi momenti, appare altamente suggestiva, Merlo utilizza, coi suoi segni, una tavolozza veramente completa. Un gruppo di pannocchie, con il loro giallo, si stagliano contro un mare tempestoso o un cielo plumbeo. Le grandi dimensioni aiutano l’artista così che i paesaggi aperti appaiono come fondali scenici davanti ai quli si possono muovere le figure di Umberto Merlo. Pur se questa pittura, in alcuni momenti, rasenta quasi l’astratto per la composizione particolare e personalissima, alla base di tutto esiste la figura, con tutta la suggestione che riesce ad emanare. Sempre però sussiste un contatto fra il segno equilibrato, il ricordo e la realtà quotidiana.
Toni Bonavita


Facciamo il punto: se l'evidenza dei dipinti di Umberto Merlo rimanda - tra mare e cielo, pesci e conchiglie - ad una innata mediterraneità, miticità, grecità tematica, dietro tali apparenze premono - in attesa di rilevazione - le coordinate necessarie a collocarli nel territorio proprio della pittura. Appare allora chiaro - specie nelle opere più valide e coerenti - che la coseità dell’apparente soggetto è solo indicativa e che l’espressione di Merlo va individuata piuttosto nel coagulo di forme e colori che occupano l’intera superficie dipinta con pointilles, patterns, filate, che descrivono e definiscono contorni e superfici evidenziando strutture, correnti d’acqua, refoli di vento. Si tratta della ricerca - in progress - d’una personale espressione segnica - tra l’automatico e il ricercato - che raccoglie indicazioni della pittura colta e dell’arte popolare sortendo esiti felici di sinergica ricomposizione di valori diversi ed opposti: quando l’onda si pietrifica mentre la roccia si scioglie tra i flutti, o quando il pesce vola nel cielo di marmo venato...
Il soggetto della pittura di Merlo è dunque il fenomeno naturale dell’atto del suo compiersi senza tuttavia concludersi nella forma cristallizzata del mito. Da questi quadri, perciò, anzichè un lugubre salmodiare scimanico, sorge un canto di felicità.
Giacomo Baragli


I quadri di Umberto Merlo, incisivi come delle acqueforti, materici come degli oli e delicati come degli acquerelli, rapresentano quasi dei flash-back della mente, tessere necessarie per ricomporre quel puzzle del nostro passato che, pur prossimo, stentiamo a ricostruire ma che dobbiamo ad ogni costo far riaffiorare dal buio della nostra memoria - foto finish dell’anima - per ritrovare in fondo una parte di noi stessi. E la forza evocativa delle immagini vive appunto di un segreto, quello del silenzio, dell’assenza della parola altrui: una suggestione per immagini non può essere, infatti, descritta, ma solo vissuta attraverso un personale rapporto spirituale che trova la giusta frequenza per il suo stabilirsi nella sensibilità di ciascuno; ogni mediazione va sostituita da questo personale ripiegamento interiore perchè il racconto è lì, nelle cose, negli ambienti, nei paesaggi, nelle figure che lo narrano in prima persona. L’amico Umberto possiede innato il gusto del colore, il senso dell’equilibrio del taglio e della composizione e soprattutto il tormento di una lettura interiore della realtà che ricrea sulla tela con entusiasmo e naturalezza; nonostante le apparenze, infatti, nei suoi quadri, tutti giocati su una pennellata quasi calligrafica al punto che l’immagine sembra farsi parola e il linguaggio trasformarsi in iconografia, è ben evidente la ricerca atmosferica più che il mero dato oggettivo e, soprattutto nelle sue eteree immagini femminili, si rilevano a prima vista le suggestioni letterarie che esse sottendono. Ed è proprio il colore ancora una volta, inteso come sforzo della materia per diventare luce, a trasformare in spessore ogni frammento di realtà scrutata dall’artista, che si arricchisce così di quel particolare timbro che senza mezzi termini possiamo tranquillamente chiamare poetico, in quanto parla a noi tutti con quella lingua universale che è il silenzio. Perlomeno per chi sa intenderlo.
Renato Mammucari